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ar-turmerone presente nella curcuma promuove la proliferazione e la differenziazione delle cellule staminali nel cervello

14 10 2014

il turmerone aromatico presente nella curcuma promuove la proliferazione e la differenziazione delle
cellule staminali nel cervello, secondo una  ricerca pubblicata nella rivista ad accesso libero
Stem Cell Research & Therapy. I risultati suggeriscono che il turmerone aromatico potrebbe essere un
futuro candidato farmaco per il trattamento di disturbi neurologici, come l'ictus e l'Alzheimer.
Lo studio ha esaminato gli effetti del turmerone aromatico (ar-turmerone) sulle cellule staminali endogene
neutre (NSC), che sono le cellule staminali presenti nel cervello adulto. Le NSC si differenziano in
neuroni, e hanno un ruolo importante nella auto-riparazione e recupero della funzione cerebrale nelle
malattie neurodegenerative.
Studi precedenti sull'ar-turmerone avevano dimostrato che il composto può bloccare l'attivazione delle
cellule microgliali; quando sono attivate, queste cellule causano una neuroinfiammazione, che è associata
a diversi disturbi neurologici. Tuttavia era rimasto finora sconosciuto l'impatto dell'ar-turmerone sulla
capacità del cervello di auto-ripararsi.

articolo segnalato dalla Dr.ssa Alessandra Codeluppi Odontoiatra Esperta in Fitoterapia Medica

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Bibliografia 1

28 05 2014

Primary Perception: Biocommunication with Plants, Living Foods, and Human Cells by Cleve Backster (Sep 2003)

Bibliografia 2

28 05 2014

“The Secret Life of Plants: a Fascinating Account of the Physical, Emotional, and Spiritual Relations Between Plants and Man” New York
Times Bestseller  - La vita segreta delle piante–   di Peter Tompkins and  Christopher Bird

The world of plants and its relation to mankind as revealed by the latest scientific discoveries. "Plenty of hard facts and astounding scientific and practical lore."--Newsweek

Bibliografia 3

13 10 2014

 ALCUNI ASPETTI DI NEUROBIOLOGIA VEGETALE di Stefano Mancuso *

Professore presso l’Università degli Studi di Firenze. Responsabile del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV)

Nel 1860 Charles Darwin propose che gli apici radicali rappresentassero una sorta di “cervello diffuso” delle piante in grado di percepire segnali multipli dall’ambiente
circostante e di prendere, sulla base di questi, decisioni in merito alle strategie da seguire. A quasi un secolo e mezzo da quell’intuizione, un corpus imponente di
ricerche indica come le piante superiori siano effettivamente capaci di ricevere segnali dall’ambiente circostante, di (ri)elaborare le informazioni ottenute e di calcolare
le soluzioni adatte alla loro sopravvenienza. Di queste nuove ricerche si occupa una recente disciplina: la neurobiologia vegetale, dalla cui prospettiva, emergono, per
quanto riguarda le piante, numerose, sorprendenti attività.

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